La storia del riscaldamento globale in un video di soli 35 secondi

Il video mostra che le temperature di oltre 100 paesi stanno salendo sempre più in alto a causa del riscaldamento globale

Un nuovo video mostra il ritmo del riscaldamento globale per i paesi di tutto il mondo

Il 7 agosto 2017 Brian Kahn ha pubblicato questo articolo. E passato più di un anno. La situazione del riscaldamento globale è peggiorata e, per il futuro, è in ulteriore peggioramento. Quindi un articolo di 14 mesi fa attualissimo e futuristico che merita leggere con attenzione.

L’anno scorso (2016) si è verificata la spirale(1) della temperatura. Quest’anno, è il cerchio della temperatura a rendere cristallino il trend del riscaldamento globale.

Un nuovo video mostra il ritmo del riscaldamento globale per i paesi di tutto il mondo, dall’Afghanistan allo Zimbabwe. Le barre che rappresentano l’anomalia della temperatura media annuale di ogni paese aumentano e diminuiscono. È come guardare un battito cardiaco su un monitor.

Il video mostra che le temperature di oltre 100 paesi stanno salendo sempre più in alto a causa dell’aumento dell’inquinamento da carbonio.(2) Anche se ci sono alcune variazioni individuali su quanto sia caldo ogni anno, il segnale del cambiamento climatico è inconfondibile.

“Non ci sono singoli paesi che si distinguono chiaramente dal grafico”, ha dichiarato Antti Lipponen,(3) un fisico dell’Istituto meteorologico finlandese che ha realizzato la grafica. “Il riscaldamento è davvero globale, non locale”.

Mentre la spirale della temperatura mostra la temperatura media globale, l’animazione di Antti Lipponen utilizza i dati della NASA per mostrare i singoli paesi separati dalle regioni. Nessun paese è immune dall’aumento delle temperature, per non parlare degli altri impatti dei cambiamenti climatici.

È anche chiaro che il riscaldamento globale sta accelerando. Negli ultimi tre decenni (che iniziano intorno al segno dei 14 secondi nel video), le barre iniziano a spingere sempre più lontano dal centro. Gli anni più freschi del normale iniziano a diventare più rari e negli anni ’90 sono quasi completamente scomparsi.

Gli ultimi tre anni sono stati i più caldi mai registrati.(4) Alcuni paesi erano più di 2°C più caldi della linea di base del 1951-1980 utilizzata nel grafico. Questo li mette ben al di sopra del limite di riscaldamento sancito dall’accordo di Parigi,(5) che serve da avvertimento di quanto velocemente stiamo spingendo verso un nuovo modello climatico alterato.

Il mondo stesso ha toccato 1.5°C sopra i livelli preindustriali per alcuni mesi nel 2016.(6) Se il riscaldamento globale attraverserà permanentemente questa soglia, l’innalzamento dei mari probabilmente farà inghiottire dal basso i piccoli stati insulari, i coralli moriranno e le ondate di calore diventeranno più comuni e intense.

Tuttavia, i numeri da soli sono astratti. Anche tracciati su un grafico a linee, non riescono a trasmettere pienamente la traiettoria su cui ci troviamo. Antti Lipponen ha detto che ha realizzato l’animazione perché voleva creare un modello animato bello, chiaro e soprattutto informativo con lo scopo di trasmettere quell’informazione in un modo che le persone possano capire. Missione compiuta.

Riferimenti:

(1) See Earth’s Temperature Spiral Toward 2°C

(2) Carbon Dioxide Set an All-Time Monthly High

(3) Antti Lipponen

(4) 2016 Officially Declared Hottest Year on Record

(5) Landmark Paris Climate Pact to Take Effect in 30 Days

(6) Flirting with the 1.5°C Threshold

Autore: Edoardo Capuano  http://www.ecplanet.com

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Gli scienziati perdono traccia di 900 asteroidi vicini alla Terra

Gli scienziati perdono traccia di 900 asteroidi vicini alla TerraDi recente un asteroide delle dimensioni di un autobus è passato “vicino” alla Terra, in questo caso a una distanza considerata sicura, a poco più di 200mila chilometri dal nostro pianeta. La Terra, al di là di episodi come quello che ha causato l’estinzione dei dinosauri, è sempre stata esposta a questi oggetti. La NASA ha una categoria speciale per gli asteroidi vicino al nostro pianeta (50 milioni di chilometri), composta da decine di milioni di rocce spaziali, sebbene contengano solo quelle più grandi.

Infatti, nel 2005 il governo degli Stati Uniti ha chiesto alla NASA di scoprire il 90% di questi asteroidi (140 metri o più), poiché sono quelli che hanno maggiori probabilità di causare danni alla Terra, in caso di impatto. Ed è esattamente questo disco che è stato perso, secondo un rapporto rivelato dagli astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics(1) nel Massachusetts, che afferma che circa l’11% dei 17.000 asteroidi vicini alla Terra identificati dal Minor Planet Center l’Unione Astronomica Internazionale tra il 2013 e il 2016 è attualmente senza coordinate note, quindi non possono essere seguite o confermate.

Secondo il rapporto, l’errore si è verificato nell’invio di conferma a una fonte secondaria dei nuovi candidati da classificare come “asteroide vicino alla Terra”. “Dobbiamo agire in fretta. Domani questo oggetto potrebbe essere dall’altra parte del cielo e nessuno sa dove sarà il prossimo”, ha detto Peter Vereš del Minor Planet Center.(2)

L’astronomo ha aggiunto che, sebbene per ora non si sappia quanto questi oggettti siano vicini alla Terra e tantomeno la loro futura ipotetica traiettoria di avvicinamento verso il nostro pianeta, si dubita che siano molto grandi e implichino un vero pericolo per il nostro pianeta. “Crediamo di sapere dove si trovano gli oggetti più grandi”, ha affermato. Sebbene gli asteroidi persi siano probabilmente “innocui”, ciò non implica che siano state scoperte tutte le rocce spaziali potenzialmente pericolosi. Neowise,(3) la missione della NASA creata per identificare questi oggetti, punta a completare il suo compito nel 2020.

Inoltre, Peter Vereš ricorda che nel caso in cui una di queste rocce si avvicini troppo, la NASA ha già un piano per distruggerle con bombe nucleari.

Riferimenti:

(1) HARVARD-SMITHSONIAN CENTER FOR ASTROPHYSICS

(2) Personal web site of Peter Vereš, Minor Planet Center, CfA

(3) Missions NEOWISE

(4) http://www.ecplanet.com

Foto di pixabay.com

In Italia si perdono 8 metri quadrati al secondo di territorio

RuspaLa crisi sarà pure economica ma non certo in fatto di consumo dell’ambiente, ovvero di suolo: in tre anni è stata divorata un’area grande come cinque capoluoghi di regione.

Nel 2012 si sono infatti aggiunti altri 720 chilometri quadrati di territorio consumato, cioè ricoperto per altri usi, equivalente a 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo. I dati sono stati diffusi dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

In termini assoluti, si è passati da poco più di 21.000 chilometri quadrati del 2009 ai quasi 22.000 del 2012, mentre in percentuale è ormai perso irreversibilmente il 7,3% del nostro territorio. Nonostante la crisi, è dunque ancora record. A dimostrarlo, anche la velocità con cui si perde terreno che, contrariamente alle aspettative, non rallenta e continua procedere al ritmo di 8 metri quadrati al secondo.

Ma non è solo colpa dell’edilizia, precisa l’Ispra. In Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture, che insieme agli edifici ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale (per strade asfaltate e ferrovie il 28%, per strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie il 19%), seguite dalla presenza di edifici (30%) e di parcheggi, piazzali e aree di cantiere (14%).

Forti gli impatti sui cambiamenti climatici: la cementificazione galoppante ha comportato dal 2009 al 2012 l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 – valore pari all’introduzione nella rete viaria di 4 milioni di utilitarie in più (l’11% dei veicoli circolanti nel 2012) con una percorrenza di 15.000 km/anno – per un costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro.

Il report dell’Ispra sull’avanzata del cemento a discapito delle aree naturali e agricole ricostruisce per la prima volta l’andamento – dal 1956 al 2012 – del consumo di suolo in Italia. L’indagine, la più significativa collezione di dati a livello nazionale, analizza i valori relativi alla quota di superficie “consumata”, fornendo un quadro completo del fenomeno.

Il report rappresenta un valido strumento per l’individuazione di strategie utili a contrastare le minacce dovute alle attività antropiche. È infatti solo attraverso la conoscenza dell’intero sistema e dei processi che lo governano che sarà possibile porre le basi per interventi concreti sulle cause del suo deterioramento ed alterazione.

Il rapporto dell’Ispra non si configura soltanto come raccolta di dati e informazioni validate, rese interoperabili e condivise, ma sarà un tassello fondamentale, con il contributo di tutti gli altri soggetti istituzionalmente preposti, per fornire una visione complessiva dei processi fisici, chimici e biologici che governano il suolo e l’ambiente nella sua totalità, a supporto di chi dovrà decidere e operare scelte in questi settori. A livello regionale, Lombardia e Veneto, con oltre il 10%, mantengono il “primato nazionale” della copertura artificiale, mentre Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia si collocano tutte tra l’8 e il 10%. I comuni più cementificati d’Italia rimangono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5).

“Difendere il suolo dalle aggressioni indiscriminate – spiega il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti – significa tutelare non solo una risorsa economica strategica, ma anche proteggere il Paese dalla minaccia del dissesto idrogeologico che, proprio a causa dell’uso dissennato del territorio, spesso ha conseguenze gravissime, soprattutto in termini di perdita di vite umane. Per questo il rapporto dell’Ispra – continua – assume particolare rilievo; è la dimostrazione che in Italia esiste un sistema pubblico in grado di assicurare elevati standard di qualità nel monitoraggio dell’ambiente e di rendere disponibile una base informativa utile alla valutazione del fenomeno”.

Fonte: nelcuore.org