Acqua potabile è piena di plastica

Acqua potabile piena di plastica

La plastica nei nostri rifiuti si scompone in minuscole particelle, causando conseguenze potenzialmente catastrofiche per la salute umana e i nostri sistemi acquatici.

Guidato dalle dottoresse Judy Lee (1) e Marie Enfrin (2) del Dipartimento di ingegneria chimica e di processo dell’Università del Surrey e dalla dottoressa Ludovic Dumée (3) dell’Istituto per i materiali dell’Università Deakin, il progetto ha studiato nano e microplastiche nei processi di trattamento delle acque e delle acque reflue.

Il team ha scoperto che piccoli pezzi di plastica si rompono ulteriormente durante i processi di trattamento, riducendo le prestazioni degli impianti di trattamento e incidendo sulla qualità dell’acqua. La ricerca dell’Università del Surrey e del Deakin’s Institute for Frontier Materials è stata pubblicata dal Journal of Water Research. (4)

In passato vi sono stati studi sostanziali sull’inquinamento da microplastiche, ma la loro interazione con i processi di trattamento delle acque e delle acque reflue non era stata completamente compresa fino ad ora.

Circa 300 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte in tutto il mondo ogni anno e fino a 13 milioni di tonnellate vengono rilasciate nei fiumi e negli oceani, contribuendo a raggiungere l’impressionante cifra di circa 250 milioni di tonnellate di plastica entro il 2025. Poiché i materiali plastici non sono generalmente degradabili a causa degli agenti atmosferici o dell’invecchiamento, questo accumulo di inquinamento di plastica nell’ambiente acquatico crea una grande preoccupazione.

La ricerca evidenzia l’attuale difficoltà nel rilevare la presenza di nano e microplastiche nei sistemi di trattamento. Al fine di garantire che la qualità dell’acqua soddisfi gli standard di sicurezza richiesti con una conseguente riduzione delle minacce ai nostri ecosistemi sono necessarie nuove strategie di rilevamento. L’obiettivo è quello di limitare il numero di nano e microplastiche nei sistemi di trattamento delle acque e delle acque reflue.

Il dottor Lee Gillam, (5) capo progetto e docente senior presso l’Università del Surrey, ha dichiarato: “La presenza di nano e microplastiche nell’acqua è diventata una grande sfida ambientale. A causa delle loro piccole dimensioni, nano e microplastiche possono essere facilmente ingerite da organismi viventi e viaggiare lungo i processi di trattamento delle acque e delle acque reflue. In grandi quantità incidono sulle prestazioni dei processi di trattamento delle acque ostruendo le unità di filtrazione e aumentando l’usura dei materiali utilizzati nella progettazione delle unità di trattamento delle acque.”

Riferimenti:

(1)Judy Lee

(2)Marie Enfrin

(3)Ludovic Dumée

(4)Nano/microplastics in water and wastewater treatment processes – Origin, impact and potential solutions

(5)Lee Gillam

Autore traduzione riassuntiva e adattamento linguistico: Edoardo Capuano / Articolo originale: Major environmental challenge as microplastics are harming our drinking water

Foto di pixabay.com      Riferimenti aggiuntivi:  http://www.ecplanet.com

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Secondo l’ONU solo il 9 per cento della plastica prodotta nel mondo viene riciclata

Secondo l'ONU solo il 9 per cento della plastica prodotta nel mondo viene riciclataIn occasione della giornata mondiale dell’ambiente l’ONU presenta dei dati allarmanti sull’inquinamento mondiale dei rifiuti di plastica.

Il rapporto(1) presentato in India, il quartier generale globale per la Giornata dedicata all’Ambiente, ha rivelato che il 79% dei rifiuti generati dalla plastica è in discarica o gettati nell’ambiente e solo il 9% viene riciclato e il rimanente 12 % viene incenerito.

Erik Solheim,(2) direttore esecutivo del programma ambientale delle Nazioni Unite, spiega: “Se i modelli di consumo e la gestione dei rifiuti continueranno in questa maniera, nel 2050 nel mondo ci saranno circa 12.000 milioni di rifiuti di plastica nelle discariche e nell’ambiente”, è incluso nel rapporto “l’uso unico della plastica” in cui si denuncia che circa 13 milioni di questi rifiuti vengono gettati nell’oceano ogni anno.

“Il problema non è la plastica, ma ciò che facciamo con essa”, precisa Erik Solheim durante la presentazione del rapporto a Nuova Delhi, insieme al primo ministro indiano Narendra Modi.

Nel rapporto vengono menzionati degli studi, effettuati in 60 paesi, che illustrano la complessa relazione tra la plastica e l’economia.

L’Organizzazione delle Nazioni Unita ha presentato una serie di raccomandazioni, rivolte specificamente ai legislatori e ai leader mondiali, per “ripensare a come il mondo produce, utilizza e gestisce le materie plastiche monouso”. Si raccomanda agli stati di avviare procedure di miglioramento della gestione dei rifiuti, la promozione di alternative ecologiche, l’educazione dei consumatori o/e l’attuazione di divieti per determinati usi della plastica.

“La valutazione mostra che l’azione di prevenzione potrebbe risultare molto conveniente in quanto offrirebbe delle opportunità di grandi guadagni per le persone e il pianeta. Inoltre questa strategia potrebbe aiutare a evitare l’attuale costo dell’inquinamento”, ha sostenuto Solheim.

Nel 2015 gli imballaggi in plastica hanno rappresentato quasi la metà dello spreco di questo materiale, essendo la Cina il più grande generatore di rifiuti di imballaggio in plastica, ma gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di imballaggi in plastica pro capite scartati.

Tra i principali risultati dello studio, l’ONU ha evidenziato i buoni risultati dei divieti di legge – come quelli che riguardano i sacchetti di plastica dei supermercati in alcuni paesi – e le tariffe. Più di 60 paesi hanno introdotto sanzioni, divieti o misure restrittive contro la plastica. Ad esempio, il Ruanda, il Kenya, il Cile hanno bandito i sacchetti di plastica.

Nonostante ciò, si stima che ogni anno nel mondo vengano consumati 5 miliardi di buste di plastica, il che significa quasi 10 milioni di buste di plastica al minuto.

Riferimenti:

(1) New report offers global outlook on efforts to beat plastic pollution

(2) Erik Solheim, direttore esecutivo del programma ambientale delle Nazioni Unite

Foto di pixabay.com         www.ecplanet.com

Pulito l’Everest. Rimosse 8,5 tonnellate di spazzatura

Pulito l'Everest. Rimosse 8,5 tonnellate di spazzaturaDallo scorso aprile, una squadra di addetti alle pulizie sta ripulendo la montagna più alta del mondo. Uno dei luoghi più visitati al mondo dai turisti e dagli scalatori, che lo hanno però trasformato in una discarica.

Si tratta di una squadra ambientale di 30 membri, per lo più guide e scalatori, che sta lavorando sodo per rimuovere i detriti scaricati in aree situate a più di 5.000 metri di altezza.

Secondo il primo bilancio pubblicato su ‘Global Times’,(1) in merito ai lavori di pulizia nel posto, è emerso che almeno 8,5 tonnellate di spazzatura sono state rimosse tra i 5.200 e i 6.500 metri di altezza. La spazzatura rimossa si suddivideva in: circa 2,26 tonnellate di feci umane, 1 tonnellata di rifiuti da alpinismo e 5,24 tonnellate di rifiuti domestici, come annunciato dalle fonti della montagna di Qomalangm e dall’agenzia ‘Reuter’.(2)

Secondo Liyamy, uno scalatore cinese che ha guidato il team ecologico nelle aree boschive nel 2016, la quantità di rifiuti domestici è molto elevata, ma si possono anche trovare attrezzature per l’alpinismo come bombole di ossigeno, taniche di benzina e tende. La maggior parte di questi rifiuti può essere riciclata e quindi, secondo lo scalatore, è molto grave questa diffusa maleducazione da parte degli escursionisti.

Tuttavia, la cosa più preoccupante per l’Associazione alpinistica del Nepal è la grande quantità di escrementi umani che si congela e quindi non si decompone, il che porta a problemi di inquinamento e rischi per la salute.

Ecco perché una delle misure che l’ufficio sportivo regionale del Tibet ha dovuto prendere è la consegna di due sacchi di spazzatura a ogni squadra di arrampicata. In effetti una delle regole per entrare nella montagna è che gli scalatori devono scendere con almeno 8 chili di spazzatura, altrimenti vengono multati con una ammenda di 100 dollari per ogni chilogrammo di spazzatura prodotto e non consegnata all’autorità.

Grazie a questa squadra ecologica – spiega Liyami, le cose sono migliorate visto che è diminuito l’accumulo di immondizia. Ora bisognerà lavorare per una campagna di sensibilizzazione in maniera che i turisti si organizzino meglio con lo scopo di salvaguardare le aree che cicondano l’Everest, uno dei più affascinanti posti del mondo.

Riferimenti:

(1) Tons of human feces, garbage removed from world’s tallest mountain

(2) China’s Everest cleanup rakes in 8.5 tonnes of garbage

Foto di pixabay.com       www.ecplanet.com