Mare di Terragona pieno di micro fibre di plastica

Mare di Terragona pieno di microfibre di plastica

Il 57 per cento dei rifiuti di plastica sulla costa di Tarragona sono fibre di abbigliamento provenienti dalle lavatrici

L’acqua di mare, le spiagge e i sedimenti della costa di Tarragona, città portuale della regione della Catalogna, nel nord-est della Spagna, contengono quantità di plastica simili a quelle di una grande città come Barcellona. E più della metà sono le fibre di abbigliamento delle lavatrici. Questo è uno dei risultati principali di uno studio, presentato recentemente ad un congresso a Helsinki, condotto dagli studiosi del gruppo di ricerca di URV Tecnatox.

I ricercatori non si riferiscono esclusivamente ai rifiuti di plastica che possono essere visti galleggiare sull’acqua o essere trasportati dalle onde. Ciò che più li preoccupa è la presenza di rifiuti di plastica microscopici che non possono essere visti ad occhio nudo ma che possono avere un impatto sulla salute umana.

Lo studio di queste particelle e dei loro effetti è l’obiettivo principale dei ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell’URV e del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare.

In una serie di studi pionieristici, iniziati nel 2018, hanno analizzato campioni di acqua marina, sedimenti marini e sabbia delle spiagge di Tarragona per determinare la presenza di materie plastiche e la loro possibile fonte.

Queste materie plastiche vengono veicolate in mare da torrenti e grandi fiumi come l’Ebro, nonché dal sistema di drenaggio e dalle scariche sottomarine. Provengono anche da scarichi industriali di polimeri plastici e scarichi diretti in mare da parte di imbarcazioni. Tuttavia, studi recenti hanno rivelato altre possibili fonti di inquinamento: per esempio, le fibre sintetiche che provengono dai vestiti durante il lavaggio.

Dai campioni prelevati dalla costa di Tarragona, i ricercatori hanno osservato:

  • che fino al 57 per cento di tutte le materie plastiche analizzate dall’acqua di mare sono fibre microscopiche provenienti dai vestiti;
  • che fluiscono nelle parti del trattamento e che vengono rimosse solo parzialmente prima che l’acqua sia infine scaricata nel mare.

I risultati dell’analisi dei sedimenti e della sabbia delle spiagge hanno rivelato l’esistenza di plastiche microscopiche appartenenti a tre gruppi principali: polipropilene (42%), polistirolo (37%) e polietilene (16%). Tutte queste materie plastiche sono i prodotti di scarto delle cose di tutti i giorni come borse, involucri, contenitori e recipienti di ogni tipo.

La plastica che viene portata sulle spiagge non si degrada; è solo suddivisa, dalla forza delle onde, in pezzi sempre più piccoli. Questi piccoli pezzi di plastica sono indicati come microplastiche quando hanno dimensioni di pochi millimetri (fino a 5) e come nanoplastiche quando sono più piccoli di un millimetro.

La presenza di questi rifiuti nel mare non è solo un problema di inquinamento bensì anche un rischio per la salute. Le microplastiche possono essere ingerite nel cibo dagli esseri umani, che non deve necessariamente essere un pesce. Sia gli invertebrati marini, come i molluschi e i crostacei, sia i pesci che vivono sul fondo del mare ingeriscono i microscopici pezzi di plastica nell’acqua e nei sedimenti. A seconda della dimensione di questi pezzi possono bloccare il tubo digerente e causare la morte. Quando vengono pescati i frammenti di plastica si trovano nell’apparato digestivo.

Le materie plastiche marine assorbono anche metalli pesanti potenzialmente tossici e molecole organiche. Queste plastiche rimangono nel sistema digestivo degli organismi marini e quindi possono essere trasmesse alle persone che le mangiano.

Il prossimo passo sarà studiare se le nanoplastiche possono attraversare le membrane delle cellule del fegato, dei reni e del sistema nervoso. A questo proposito, i ricercatori di TecnATox stanno sviluppando nuovi metodi per rilevare queste nanoplastiche in cellule biologiche che consentiranno di valutare gli effetti nocivi di questi rifiuti sulla salute umana.

Descrizione foto: i ricercatori stanno analizzando campioni di acqua marina, sedimenti marini e sabbia delle spiagge di Tarragona. – Credit: universitatURV

Autore traduzione riassuntiva e adattamento linguistico: Edoardo Capuano / Articolo originale: More than half of the plastic waste on the Tarragona coast consists of clothing fibres from washing machines

Foto di pixabay.com   www.ecplanet.com

Annunci

Secondo l’ONU solo il 9 per cento della plastica prodotta nel mondo viene riciclata

Secondo l'ONU solo il 9 per cento della plastica prodotta nel mondo viene riciclataIn occasione della giornata mondiale dell’ambiente l’ONU presenta dei dati allarmanti sull’inquinamento mondiale dei rifiuti di plastica.

Il rapporto(1) presentato in India, il quartier generale globale per la Giornata dedicata all’Ambiente, ha rivelato che il 79% dei rifiuti generati dalla plastica è in discarica o gettati nell’ambiente e solo il 9% viene riciclato e il rimanente 12 % viene incenerito.

Erik Solheim,(2) direttore esecutivo del programma ambientale delle Nazioni Unite, spiega: “Se i modelli di consumo e la gestione dei rifiuti continueranno in questa maniera, nel 2050 nel mondo ci saranno circa 12.000 milioni di rifiuti di plastica nelle discariche e nell’ambiente”, è incluso nel rapporto “l’uso unico della plastica” in cui si denuncia che circa 13 milioni di questi rifiuti vengono gettati nell’oceano ogni anno.

“Il problema non è la plastica, ma ciò che facciamo con essa”, precisa Erik Solheim durante la presentazione del rapporto a Nuova Delhi, insieme al primo ministro indiano Narendra Modi.

Nel rapporto vengono menzionati degli studi, effettuati in 60 paesi, che illustrano la complessa relazione tra la plastica e l’economia.

L’Organizzazione delle Nazioni Unita ha presentato una serie di raccomandazioni, rivolte specificamente ai legislatori e ai leader mondiali, per “ripensare a come il mondo produce, utilizza e gestisce le materie plastiche monouso”. Si raccomanda agli stati di avviare procedure di miglioramento della gestione dei rifiuti, la promozione di alternative ecologiche, l’educazione dei consumatori o/e l’attuazione di divieti per determinati usi della plastica.

“La valutazione mostra che l’azione di prevenzione potrebbe risultare molto conveniente in quanto offrirebbe delle opportunità di grandi guadagni per le persone e il pianeta. Inoltre questa strategia potrebbe aiutare a evitare l’attuale costo dell’inquinamento”, ha sostenuto Solheim.

Nel 2015 gli imballaggi in plastica hanno rappresentato quasi la metà dello spreco di questo materiale, essendo la Cina il più grande generatore di rifiuti di imballaggio in plastica, ma gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di imballaggi in plastica pro capite scartati.

Tra i principali risultati dello studio, l’ONU ha evidenziato i buoni risultati dei divieti di legge – come quelli che riguardano i sacchetti di plastica dei supermercati in alcuni paesi – e le tariffe. Più di 60 paesi hanno introdotto sanzioni, divieti o misure restrittive contro la plastica. Ad esempio, il Ruanda, il Kenya, il Cile hanno bandito i sacchetti di plastica.

Nonostante ciò, si stima che ogni anno nel mondo vengano consumati 5 miliardi di buste di plastica, il che significa quasi 10 milioni di buste di plastica al minuto.

Riferimenti:

(1) New report offers global outlook on efforts to beat plastic pollution

(2) Erik Solheim, direttore esecutivo del programma ambientale delle Nazioni Unite

Foto di pixabay.com         www.ecplanet.com