Le foreste regolano il ciclo dell’acqua

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Le foreste svolgono un ruolo essenziale nel regolare il ciclo dell’acqua

Le foreste sono le fabbriche delle nuvole.

Mentre la struttura delle radici mantiene compatto il terreno, la materia organica vegetale in decomposizione si combina con i minerali, formando una sorta di gigantesca spugna che, seguendo un ritmo lento e regolare, rilascia l’acqua nelle aree circostanti.

L’umidità emanata dalle foreste, e in parti colare dalle foreste tropicali, produce le nuvole, crea e mantiene dei mocro-climi in grado di trattenere l’umidità.

In questo modo le foreste prevengono la desertificazione, generano piogge, forniscono l’acqua dolce.

Nel solo bacino del Rio delle Amazzoni si trova un quinto dell’acqua dolce dell’intero pianeta, che 20 miliardi di tonnellate di vapore acqueo rileasciate ogni giorno in atmofera.

Le foreste che sorgono lungo i corsi d’acqua svolgono un ruolo fondamentale – finora non riconosciuto – nella protezione delle acque dolci di tutto il mondo.

La distruzione delle foreste e la conseguente l’avanzata della desertificazione minacciano le riserve di acqua dolce: il 20 per cento della popolazione del pianeta non ha accesso ad acqua potabile pulita, e più di 2,2 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie trasmesse da acqua potabile contaminata e da scarse condizioni igieniche.

Fonte: salvaleforeste.it  www.ecplanet.com

Il commercio globale e le deforestazioni

Foreste BorneoUn team di scienziati dell’università di Linköping (Svezia) e Vienna (Austria), guidato da Martin Persson, ha studiato il rapporto tra il commercio internazionale di prodotti agricoli e la selvicolturali e la deforestazione in sette nazioni: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Indonesia, Malesia e Papua Nuova Guinea.

“Mentre un tempo era prevalentemente causata da piccoli contadini che producevano per i mercati locali, oggi una quota crescente della deforestazione è causata dalla produzione su larga scala, finalizzata al mercato internazionale. Oltre un terzo della deforestazione globale può essere legato alla crescente produzione di carni, soia, olio di palma e prodotti in legno”, sostiene Martin Persson.

“Se si esclude la produzione di carne bovina brasiliana, che è destinata prevalentemente al mercato mercato nazionale, più della metà della deforestazione nei paesi analizzati è trainata dalla domanda internazionale”.

team di ricerca ha inoltre analizzato l’entità delle emissioni di anidride carbonica associate a questi flussi commerciali. In totale 1,7 miliardi di tonnellate di emissioni di anidride carbonica può essere legato alla produzione delle merci studiate, di cui un terzo legato alle esportazioni di materie prime.

I principali beneficiari di queste emissioni di carbonio incarnati sono la Cina e l’Unione Europea.

G”li studiosi hanno però rilevato un’altra tendenza: “Sempre più imprese tentano di dissociarsi dalla deforestazione. Spinte da dalle associazioni ambientaliste e correndo il rischio di essere associato a distruzione ambientale, imprese come Unilever e McDonalds stanno facendo pressione sui loro fornitori affinché smettano di espandere la produzione in aree forestali”, aggiunge Martin Persson.

“Oggi i consumatori, sian nel pubblico che nel privato, sia persone sincope che entità organizzate, hanno la possibilità concreta di contribuire alla protezione delle foreste tropicali, scegliendo fornitori responsabili verso gli impatti ambientali della loro produzione”, conclude Martin Persson.

Clicca qui per accedere al rapporto, commissionato dal Center for Global Development (CGD)

Articolo originale: cgdev.org / Fonte: salvaleforeste.it

Fonte http://www.ecplanet.com

Gli scienziati avvertono: sono a rischio le foreste primarie

ForestaUn nuovo studio condotto da un team internazionale di scienziati ha avvertito che solo il cinque per cento della copertura forestale primaria mondiale è posta sotto protezione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Conservation Letters, sottolinea lo stato precario delle foreste primarie, e l’importanza di una efficace protezione di queste aree.

“I negoziati internazionali non riescono a fermare la perdita delle più importanti foreste primarie del pianeta. In mancanza specifiche politiche di protezione delle foreste primarie nei trattati internazionali sulla biodiversità e sul cambiamento climatico, queste foreste continueranno a perdere i loro valori di biodiversità e i servizi ecosistemici, sia nei sviluppati che nei paesi in via di sviluppo”, ha avvertito Brendan Mackey, direttore del Climate Change Response Program presso la Griffith University di Queensland, in Australia.

Secondo lo studio, le foreste primarie ospitano una straordinaria ricchezza di biodiversità e circa il 57 per cento di tutte le specie delle foreste tropicali dipendono da habitat di foresta primaria.

I ricercatori hanno analizzato le foreste primarie in tutto il mondo e ha scoperto che quasi il 98 per cento delle foreste primarie si trova in appena di 25 paesi. E circa la metà di queste foreste è situata in cinque paesi sviluppati: Stati Uniti, Canada, Russia, Australia e Nuova Zelanda.

I ricercatori avvertono dell’utenza di politiche atte a ridurre la pressione allo sfruttamento industriale delle foreste primarie.

Gli scienziati hanno anche identificato alcune nuove azioni che dovrebbero informare una efficace policy per i negoziati internazionali:

  • il riconoscimento foreste primarie valore globale nell’ambito dei negoziati internazionali e non esclusivamente come un problema dei paesi in via di sviluppo,
  • integrare le foreste primarie nella contabilità ambientale,
  • contabilizzare il contributo delle foreste primarie in termini di servizi ecosistemici (comprese le acque dolci e servizi di spartiacque),
  • adottare una definizione scientificamente corretta per distinguere foreste primarie.

Fonte: salvaleforeste.it

http://www.ecplanet.com