L’euro è veramente una moneta unica?

L’euro non è una moneta unica in quanto, secondo il Tfue, i diversi Paesi europei possono coniare monete diverse da quelle valide nell’eurozonaL’euro viene definita moneta unica, ma è tale solo in linea teorica perché, a ben guardare, gli Stati dell’UE non hanno perso la loro sovranità monetaria

Dall’anno del suo debutto, il lontano 2002, siamo abituati a considerare l’euro una moneta unica, o almeno così l’hanno definita durante il lungo periodo che ha preceduto la sua introduzione. All’atto pratico, però, l’euro non è affatto una moneta unica in quanto, secondo il Tfue – Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – i diversi Paesi europei possono coniare monete diverse da quelle valide nell’eurozona; solo le monete da 1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi e 1 e 2 euro sono fissate dalla Bce. Lo dimostra il fatto che il Belgio ha potuto coniare una moneta – seppur commemorativa – da 2,5 euro senza violare alcuna legge.

Perché l’euro non può considerarsi “moneta unica”

L’euro non è una moneta unica: con il termine “euro” si identificano le varie monete nazionali – tutte diverse fra loro – coniate dai Paesi che fanno parte dell’Ue. Queste hanno in comune solo la medesima unità di misura e un rapporto di cambio fisso; ciò significa, ad esempio, che il valore di 1 euro spagnolo è uguale a quello di 1 euro italiano. Tale valore, inoltre, rimane immutato nel tempo.

Oltre al Belgio, anche altre nazioni hanno coniato fin dal 2002 monete commemorative di valori diversi rispetto a quelli fissati dalla Bce.

La Finlandia emette ogni anno monete da 5 euro destinate ai collezionisti; la Slovenia lo fa con monete da 3 euro e il Portogallo con monete di tagli differenti, da 2,5 euro fino a 10 euro. Resta da capire se tali monete hanno corso legale negli Stati in cui vengono coniate e se si possono depositare nelle banche commerciali.

Come i Paesi dell’Unione sfruttano la propria sovranità monetaria

La Banca centrale finlandese ha ammesso non solo che tali monete hanno corso legale all’interno del Paese, ma addirittura che vengono accettate senza problemi dalle banche commerciali. Da questa rivelazione, si può intuire che gli stati dell’Ue dispongono ancora della propria sovranità monetaria, ma quest’ultima viene sfruttata diversamente da un Paese all’altro.

Le banconote come forma di ricatto

La Bce è intenzionata ad eliminare le monete e spingere per l’utilizzo delle banconote. Questo perché poiché queste non vengono stampate dagli Stati nazionali e su di esse ogni Paese paga un interesse per poterne usufruire. Le monete, invece, non richiedono il pagamento di un interesse e hanno un costo di realizzazione quasi nullo.

È grazie alle banconote che l’Ue tiene sotto scacco i propri Paesi membri, soffocando le economie nazionali nell’illusione di imporre dall’alto una moneta unica che, però, di fatto non esiste e che, anzi, sta alla base della crisi economica che stiamo vivendo.

Foto di pixabay.com / Fonte: breaknotizie.com  fonte: http://www.ecplanet.com

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In Finlandia referendum per uscire dall’euro

 

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Il 2016 potrebbe essere un anno particolarmente interessante, visto che la Finlandia potrebbe uscire dall’eurozona.Infatti, proprio in questi giorni 50mila cittadini finlandesi hanno sottoscritto un referendum per chiedere se rimanere o no nell’euro e il parlamento finlandese dovrà discutere l’anno prossimo, tra febbraio e marzo, questa iniziativa di legge popolare.

Anche se non è chiaro se l’approverà, in realtà sarebbe la prima volta in cui un referendum popolare richiesto – come in questo caso – a termini di legge, viene bocciato. E già molti commentatori hanno detto che non accadrà. Il referendum si farà.

Al momento i sondaggi in Finlandia dicono che il 64% dei cittadini vorrebbe rimanere nell’euro, ma cresce molto rapidamente il numero di coloro che vogliono uscirne. Basti pensare che a gennaio i favorevoli alla valuta unica europea erano il 69% e un anno fa sarebbe stato addirittura impossibile perfino raggiungere le 50mila firme referendarie, mentre ora sono state raccolte in brevissimo tempo perché molti finlandesi adesso credono che solo cosi’ si possa rilanciare l’economia del Paese.

Infatti, ad alimentare questo forte euroscetticismo montante c’è il dato incontrovertibile per il quale dal 2008 ad oggi la “cugina” Svezia – che è fuori dall’euro – è cresciuta dell’8% mentre l’economia finlandese si è contratta del 6% e da tre anni è in recessione e visto che non si possono chiedere altri sacrifici ai cittadini o abbassare gli stipendi come in Grecia perché scoppierebbe una vera rivolta popolare, sempre più gente pensa che l’unica soluzione sia riavere la valuta nazionale e svalutarla.

Un recente rapporto di un centro studi finlandese ha calcolato che uscire dall’eurozona costerebbe 20 miliardi di euro, ma tali costi verrebbero subito recuperati dall’export e comunque il rilancio dell’economia farebbe avere dei guadagni nel medio termine dei 5 anni.

D’altra parte, dopo ben 7 anni di arretramento, con un drammatico calo del Pil del 6%, l’idea che fra 5 anni senza più l’euro ci sarà una forte crescita economica non solo non spaventa più nessuno in Finlandia, ma anzi fa proselitismo per l’uscita dall’eurozona.

Sarà interessante vedere come andrà a finire, ma quel che è certo è che in Italia un dibattito di questo tipo non sarebbe mai tollerato dal nostro governo, tant’è che ogni proposta di referendum in materia è stata censurata dalla stampa di regime, come pure è stata censurata questa notizia che vi sfidiamo a trovare pubblicata su altri giornali, lasciando pur perdere “l’informazione” televisiva italiana che è degna solo della Bulgaria del Patto di Varsavia.

Per ora possiamo solo sperare che questo referendum avrà successo, perché questo scatenerebbe un effetto domino che distruggerebbe la zona euro e cambierebbe il corso della storia.

Vi terremo informati.

Autore: giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it  http://www.ecplanet.com

Le previsioni economiche del duo Renzi-Padoan sono smentite da Draghi

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Il governo ha presentato l’aggiornamento del DEF per il 2015, il quale appare più un libro dei sogni che un serio documento di pianificazione economica.

Non ci credete? Bene, vediamo qualche dato del governo e confrontiamolo con quelli che vengono dai principali istituti di ricerca.

PIL: il premier non eletto, spalleggiato dal fido ministro Padoan ha rivisto al rialzo i dati del PIL sia per il 2015 che per il 2016, portandolo rispettivamente a +0,9% (2015) e +1,6% (2016) rispetto ai precedenti +0,6% e +1,4%.

Da dove derivi questo ottimismo non è dato sapere, dato che non più tardi di un paio di settimane fa, il governatore della BCE Mario Draghi aveva parlato apertamente di rallentamento dell’economia e quindi della crescita.

Ora, come l’Italia riesca ad andare in controtendenza con il resto dell’eurozona e, più in generale, dell’economia mondiale, non è dato sapere né il duo Padoan-Renzi ha fornito spiegazioni al riguardo. Draghi non è l’unico ad aver previsto un’economia in rallentamento, con Moody’s che stima la crescita del PIL dei G20 per il 2016 in discesa dal 3,1% al 2,8% medio.

Avanzo primario: il ministro Padoan ha dato numeri da brivido per quanto riguarda l’avanzo primario, ovvero le spese dello stato al netto del pagamento degli interessi sul debito pubblico. È bene ricordare a tutti gli italiani autorazzisti che sono convinti che il nostro paese sia un mostro spendaccione che deve essere colonizzato dai “virtuosi” tedeschi, che l’italico stivale è da 20 anni a questa parte uno dei paesi in assoluto più virtuosi, con avanzi primari costanti ed elevati.

Bene: il ministro Padoan prevede un ulteriore aumento dell’avanzo primario che dovrebbe passare dall’1,7% addirittura al 4% nel 2019! Giusto per darvi un’idea, la Germania ha un avanzo primario del 2,2%, mentre la Francia segna -1,9%, USA -2% e Giappone -6,7%. Come si può arrivare ad un avanzo primario del 4%? Semplice con tagli allo stato sociale, ai servizi in genere ed un inasprimento della pressione fiscale.

Per la cronaca, non è necessario aumentare le aliquote fiscali per aumentare la pressione fiscale: basta tagliare le detrazioni e deduzioni fiscali, per farla aumentare, ed è la strada che ha deciso di intraprendere il governo del premier non eletto, nella speranza che gli italiani non se ne rendano conto.

Flessibilità UE: il duo Renzi-Padoan, tutto gongolante, ha annunciato di aver ottenuto maggiore flessibilità sui parametri UE grazie al fatto che l’italico stivale si è fatto carico di gestire la crisi (ed i relativi costi) relativa ai falsi profughi che ci stanno invadendo.

Complimentoni: sono riusciti a strappare 3,3 miliardi di flessibilità dalla UE quando l’emergenza, stando a stime ottimistiche, ne costerà quasi il doppio. Vi ricordate la barzelletta del sempliciotto cui venivano date 5.000 lire per andare a prendere le sigarette e tornava senza soldi e senza pacchetto? Ecco, direi che non siamo molto lontani da questo, con l’aggravante che i falsi profughi stanno diventando un grosso, grossissimo problema di sicurezza pubblica e lo sarà ancora di più negli anni a venire.

Privatizzazioni: ovviamente non si poteva non pensare alla vendita dell’argenteria di famiglia, che dovrebbe portare in cassa circa 14,4 miliardi di euro in due anni. Come i peggiori padri di famiglia, che anziché incidere sulle uscite (leggasi sprechi), preferiscono vendere i ricordi di famiglia fin che ce ne sono, il ministro Padoan pensa bene di vendere quote di aziende pubbliche decisamente sane, consegnandole nella maggior parte dei casi in mani straniere. Credo non serva aggiungere altro sulla miopia di questo governo.

Da questa breve e sintetica analisi dell’aggiornamento al DEF 2015, appare chiaro come ancora una volta questo governo si dimostri totalmente disancorato dalla realtà e citi numeri sostanzialmente a caso.

Parliamoci chiaro: un avanzo primario del 4% è qualcosa di abnorme, che può essere perseguito solo con politiche di folle austerità, che andrebbero necessariamente ad incidere ancor di più sul tenore di vita dei cittadini, sulla loro salute e la loro sicurezza.

Del pari, ipotizzare un pil in ulteriore aumento rispetto alle stime precedenti quando i principali attori economici stimano l’esatto opposto appare come mero esercizio per indorare la pillola agli italiani del taglio alla sanità appena attuato.

Il guaio è che per un paese come l’Italia, non servono annunci sensazionalistici, serve un governo serio, preparato, capace di affrontare questo disastro con idee chiare e concrete. L’esatto opposto di questo esecutivo sempre più simile ai personaggi del film “L’armata Brancaleone”.

Fonti:http://www.lettera43.it/economia/economiaweb/pil-g20-moody-s-taglia-le-stime-del-2016_43675203551.htm
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Draghi-economia-rallenta-meno-crescita-inflazione-bassa-quantitative-easing-b324ee9b-8c1c-4630-9125-0eb5aa454edb.html?refresh_ce
http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2015-09-19/ecco-nota-aggiornamento-def-tutte-cifre-141532.shtml?uuid=AC7jFv0&refresh_ce=1
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/11/18/-tesoroitalia-tra-primi-per-avanzo-primario-da-20-anni-_b978bbb1-1622-4e7e-b8c0-66e6c84c9899.html