L’opinione di Bloomberg: L’Italia potrebbe seguire la Gran Bretagna

ItalexitLa principale delle agenzie stampa finanziarie a livello globale, Bloomberg, lancia un allarme mirato che segnala l’alto rischio-Italia: è iniziata la fuga d capitali.

“L’Italia – scrive Bloomberg – seguirà l’esempio del Regno Unito e lascerà l’Europa, pressata dal debito pubblico, dall’eccessivo rigore nei conti imposto da Bruxelles e da un ambiente svantaggioso per la sua economia?”

“Prevederlo oggi è praticamente impossibile – precisa Bloomberg – ma a giudicare dai flussi di capitali, diversi investitori non intendono attendere di scoprire la risposta e stanno lasciando il Paese trasferendo i propri capitali in banche di altre nazioni dell’eurozona”.

“Le banche centrali europee tengono sotto controllo i flussi di capitali tra i paesi membri dell’Ue – spiega Bloomberg – ed è una misura necessaria a vigilare sull’equilibrio dei bilanci dell’eurozona. Se ad esempio 100 euro vengono spostati dall’Italia alla Germania, la Banca d’Italia notifica all’Eurosistema un passivo di eguale importo, e la Bundesbank un attivo”.

“Il progressivo accumulo di passivi da parte di una banca centrale – precisa ancora l’agenzia – solitamente è il sintomo di una fuga di capitali, che a sua volta è l’effetto di un grave rischio sistemico percepito.

È proprio ciò che ultimamente è accaduto in Italia: tra gennaio e settembre di quest’anno Bankitalia ha accumulato passivi per 354 milioni di euro nei confronti del’Eurosistema, 118 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2015 e 78 in più dalla fine di maggio”.

Questi dati sono molto significativi, ancorché non pubblicizzati dai mezzi d’informazione italiani.

“Non si tratta – aggiunge Bloomberg – di un deflusso di capitali paragonabile a quello vissuto dal paese durante la crisi del debito sovrano del 2012 e d’altra parte quello per tutta la zona euro fu il momento finora più drammatico, ma è comunque un dato grave e significativo”.

“Il principale beneficiario di questo flusso di denaro in uscita dall’Italia pare essere proprio al Germania, che rispetto allo scorso anno ha aumentato i suoi attivi nei confronti dell’Eurosistema di 160 miliardi. Le dinamiche in atto possono essere spiegate con una serie di timori contingenti, principalmente quelli legati allo stato del sistema bancario italiano in difficoltà con rischi di bail in di alcune grandi banche e marginalmente anche il referendum del prossimo 4 dicembre”.

“Sia come sia – conclude Bloomberg – la scia dei capitali i fuga dall’Italia esprime una fiducia degli investitori nella solidità di fondo del progetto europeo. Sì, ma solo se fa capo alla Germania”.

Fonte: ilnord.it        http://www.ecplanet.com

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La Germania detta direttive a tutti, ma pochi sanno che nel 1953 qualcuno la salvò…

La Germania, che fa tanto la moralizzatrice con gli altri Paesi europei, è andata in default due volte in un secolo e le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per consentirle di riprendersi.

Fra i Paesi che le hanno condonato i debiti, la Grecia, prima di tutto, che pure era molto povera, e l’Italia.

Dopo la Grande Guerra, John Maynard Keynes sostenne che il conto salato chiesto dai Paesi vincitori agli sconfitti avrebbe reso impossibile alla Germania di avviare la rinascita. L’ammontare del debito di guerra equivaleva, in effetti, al 100% del Pil tedesco. Fatalmente, nel 1923 si arrivò al grande default tedesco, con l’iperinflazione che distrusse la repubblica di Weimar.

Adolf Hitler si rifiutò di onorare i debiti, i marchi risparmiati furono investiti per la rinascita economica e il riarmo, concluso, come si sa, con una seconda guerra, ben peggiore, in seguito alla quale a Berlino si richiese un secondo, enorme quantitativo di denaro da parte di numerosi Paesi. L’ammontare complessivo aveva raggiunto i 23 miliardi di dollari (di allora!).

La Germania sconfitta non avrebbe mai potuto pagare i debiti accumulati in due guerre, peraltro da essa stessa provocate.

Mentre i sovietici pretesero e ottennero il pagamento della somma loro spettante, fino all’ultimo centesimo, ottenuta anche facendo lavorare a costo zero migliaia di civili e prigionieri, il 24 agosto 1953 ben 21 Paesi, Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica francese, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia, con un trattato firmato a Londra le consentirono di dimezzare il debito del 50%, da 23 a 11,5 miliardi di dollari, dilazionato in 30 anni.

In questo modo, la Germania poté evitare il default, che c’era di fatto. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo, che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Italia e Grecia acconsentirono di non esigere il dovuto.

Nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro.

Senza l’accordo di Londra che l’ha favorita come pochi, la Germania dovrebbe rimborsare debiti per altri 50 anni. E non ci sarebbe stata la forte crescita del secondo dopoguerra dell’economia tedesca, né Berlino avrebbe potuto entrare nella Banca Mondiale, nel Fondo Monetario Internazionale e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Quindi: che cos’ha da lamentare la Merkel, dal momento che il suo Paese ha subito e procurato difficoltà ben maggiori e che proprio dall’Italia e dalla Grecia ha ottenuto il dimezzamento delle somme dovute per i disastri provocati con la prima e la seconda guerra mondiale? La Grecia nel 1953 era molto povera, aveva un grande bisogno di quei soldi, e ne aveva sicuramente diritto, perché aggredita dalla Germania. Eppure… Perché nessun politico italiano ricorda ai tedeschi il debito non esigito?

Autore: Roberto Schena / Fonte: altrarealta.blogspot.it    fonte:  www.ecplanet.com