A ottobre in Austria si vota per uscire dalla Ue e dall’Euro

05343_austria_no_ue

Probabilmente sono in pochi a sapere che il prossimo 11 ottobre, a Vienna, si terranno le elezioni municipali, ma questa tornata elettorale è molto più importante della semplice elezione di un sindaco, visto che secondo i sondaggi il Partito Della Libertà Austriaco (FPO) si trova in vantaggio nelle previsioni di voto.

E la vittoria a Vienna darebbe il colpo di grazia al governo in carica, aprendo le porte a un radicale ricambio al vertice delle istituzioni nazionali austriache.

Il leader di questo forte movimento euroscettico austriaco FPO, Heinz-Christian Strache, ha guadagnato molti consensi negli ultimi anni proprio grazie al suo pragmatico programma politico contro i diktat dei signori di Bruxelles e contro l’immigrazione massiccia che rischia di sconvolgere gli equilibri demografici del paese, come avviene del resto in tutte le nazioni del vecchio continente e contro l’accettazione di qualunque sensibilità multiculturale, sino ad affermare che in Austria ci vorrebbero più case per gli austriaci e meno moschee. Anzi, nessuna moschea.

La popolarità del FPO viene confermata dagli ascolti che alcune sere fa ha fatto registrare in una trasmissione proprio con il leader di questo movimento, abbattendo i record e guadagnandosi tre posizioni nella top ten dei personaggi politici del vicino paese alpino.

D’altra parte, la sterzata a destra dell’elettorato, generalizzata a livello europeo, è la risposta più ovvia a decenni di governi di centro sinistra e centro destra gli uni fotocopie degli altri, che in pratica portano avanti lo stesso programma politico senza interessarsi ai reali bisogni dei cittadini.

Inoltre, in Austria è stata lanciata una raccolta firme per indire un referendum a proposito della permanenza del paese nella “Disunione Europea” come viene definita sarcasticamente la Ue in Austria, e dopo la sottoscrizione di più di 260.000 cittadini, ora il parlamento di Vienna dovrà esprimersi sulla questione.

Ovviamente nessun mezzo di informazione ha riportato in Italia queste notizie perché la nostra classe politica al potere non vuole che il popolo prenda coscienza del fatto che in tutta Europa il rifiuto della Ue continua a salire.

L’ondata euroscettica è oramai impossibile da fermare e presto o tardi travolgerà anche l’Italia.

Autore: Giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it  – http://www.ecplanet.com

Annunci

261.000 Firme in Austria alla proposta di legge di uscire dall’euro! Ora dovra’ essere discussa e votata in parlamento

261.000 FIRME IN AUSTRIA ALLA PROPOSTA DI LEGGE DI USCIRE DALL'EURO! ORA DOVRA' ESSERE DISCUSSA E VOTATA IN PARLAMENTO

LONDRA – Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione negli ultimi giorni si e’ concentrata sul referendum in Grecia in un altro paese europeo sta avvenendo qualcosa che potrebbe dare il colpo di grazia alla UE.

E difatti nelle scorse settimane ben oltre 250mila cittadini hanno sostenuto una proposta di legge per l’uscita dell’Austria dall’euro ed e’ la seconda volta da dieci anni che un’iniziativa popolare riesce a superare la soglia richiesta di 100mila firme.

Adesso il Parlamento è obbligato a discutere e deliberare sulla proposta di portare il Paese fuori dalla moneta unica anche se le leggi austriache dicono che il parlamento pur essendo obbligato a discutere le leggi di iniziativa popolare non e’ tenuto ad approvarle.

Il parlamento quindi puo’ respingere questa proposta visto che nessuna forza politica, ufficialmente, ha sostenuto la raccolta delle firme ma in molti credono che un referendum sia oramai più vicino visto che duecentocinquantamila firme, 261.259 per l’esattezza, sono tutt’altro che un risultato trascurabile.

La raccolta delle adesioni si svolge come una normale tornata elettorale e i cittadini per aderire devono recarsi negli uffici pubblici.entro una settimana, il che dimostra sia la partecipazione, sia l’interesse, dato il poco tempo avuto a disposizione e l’altissimo numero di firme raccolte.

Inoltre, in questo caso speicifico la campagna di informazione si è svolta nel quasi assoluto silenzio della televisione pubblica e dei giornali mainstream e questo la dice lunga sull’euroscetticismo degli austriaci.

Come e’ facile immaginare, il comitato promotore ne va fiero visto che “almeno un terzo della popolazione austriaca non era informata dell’esistenza di questa petizione popolare”, racconta Inge Rauscher, portavoce del movimento.

“Abbiamo ottenuto un grande risultato senza l’appoggio dei partiti e senza finanziamenti di grandi sponsor. Ce l’abbiamo fatta esclusivamente grazie al passaparola di tantissimi volontari, impegnati tanto a distribuire volantini, quanto nell’uso dei social network e dei media alternativi”.

Una sola volta e per l’arco complessivo di un minuto la televisione di stato Orf ha dato notizia dell’iniziativa di petizione popolare, senza peraltro aggiungere informazioni sul contenuto della proposta e sulle modalità di adesione.

Nel comitato promotore c’è un po’ di tutto, dai professori universitari ai liberi professionisti ai semplici pensionati. In rete ci si imbatte in siti web, video youtube, pagine Facebook, inviti ad aderire online.

E di motivi per uscire dall’euro ne vengono elencati a iosa. “Non vogliamo che i contribuenti pubblici continuino a pagare per salvare l’euro e rimediare ai danni delle speculazioni delle banche“ risulta il più gettonato.

Un no netto arriva anche nei confronti di austerità e neoliberismo. “Gli accordi di libero scambio – qui il riferimento è al Ttip in corso di trattativa fra Ue e Usa – favoriscono solo gli interessi delle multinazionali a svantaggio dei diritti della salute, dell’ambiente e delle economie nazionali” dice ancora Inge Rauscher, la portavoce.

Finora le politiche dell’Ue hanno portato al crollo di salari e pensioni. Temi che hanno fatto breccia un po’ ovunque, in maniera trasversale, sia fra gli elettori di tutti i partiti, a destra come a sinistra, sia soprattutto nelle sacche dell’astensionismo e dei senza partito.

L’Europa messa sotto accusa in Austria è la stessa Europa che vede malvolentieri celebrarsi un referendum in Grecia sulle politiche economiche.

Un’Europa che lascia molto a desiderare soprattutto nella propria costituzione democratica. “I trattati di Lisbona” sono un passo indietro della democrazia, “non rispettano la separazione dei poteri”, non prevedono l’elezione del commissario europeo e non riconoscono al parlamento europeo un “vero potere legislativo”.

Ora, sarà interessante vedere cosa accadra’ nei prossimi giorni, ma l’aspetto piu’ rilevante e’ la censura dei giornali di regime italiani (con la lodevole eccezione de Il Fatto Quotidiano che ha riportato questa notizia).

Da parte nostra auspichiamo che anche l’Italia segua l’esempio greco e austriaco.GIUSEPPE DE SANTIS – Londra.

fonte http://www.il nord.it

In Austria si voterà per uscire dall’Euro e dall’Unione Europea

In Austria si voterà per uscire dall'Euro e dall'Unione EuropeaNell’assoluto silenzio mediatico l’Austria muove passi giganti verso una consultazione per l’uscita non dall’euro, ma dall’Unione europea.

Nei primi mesi del 2015 una petizione popolare (Volksbegehren) ha superato il vaglio della Corte costituzionale e del Ministero dell’Interno con il risultato che dal 24 giugno al primo luglio gli austriaci potranno esprimere con una firma presso il proprio Comune la volontà di uscire dalla Unione Europea.

Questo particolare strumento di democrazia diretta prevede che nel caso di superamento di almeno 100.000 adesioni il Parlamento sia vincolato a discutere un testo di legge con priorità assoluta che accolga le richieste della petizione, oppure a indire un referendum sul tema, il cui esito sarebbe vincolante per il Legislatore.

Il testo dei promotori del Volksbegehren anti Ue si fonda su pilastri economici specifici: infatti, l’uscita dall’Unione permetterà all’Austria di non aderire agli accordi transatlantici di libero scambio tra Ue, Usa e Canada; di recuperare parte dei miliardi di euro versati da vent’anni alle casse di Bruxelles per la “promozione Ue” senza aver alcun potere di codecisione nella destinazione dei medesimi fondi a fronte di diminuzioni di prestazioni sociali e infrastrutture pubbliche a favore dei cittadini austriaci; di risparmiare i versamenti a favore dei «fondi di salvataggio per l’euro»; di risparmiare le obbligazioni di deposito per miliardi di euro a favore del «Meccanismo europeo di stabilità finanziaria»; di reintrodurre sovranità e politica monetaria proprie.

Il rischio è che Vienna condivida le istanze di Atene, ovvero che ricchi asburgici e poveri ellenici concordino nel ritenere l’Unione un cappio al collo, una costrizione politica e monetaria, un superstato costruito a misura di Germania sotto la vigilanza di Washington non più tollerabile.

Chi non proferisce parola è l’Italia sempre prona nel recepire qualsiasi ingerenza di Bruxelles senza nemmeno discutere il contenuto di raccomandazioni o direttive talvolta assurde. L’Ue decide di stabilizzare i precari della scuola italiana? Il diktat ridicolo assume rango di Vangelo senza che nessuna parte politica batta ciglio. Perché la scuola sì e qualsiasi azienda altra privata no? Silenzio. Ordine di Bruxelles.

Mentre noi, privati di qualsiasi strumento costituzionale di democrazia diretta, blateriamo e mugugniamo, gli austriaci rivendicano la loro sovranità esclusiva mediante l’iniziativa popolare riconosciutagli dalla Costituzione unitamente al segreto bancario. A giugno il popolo austriaco forte della propria storia, della propria fierezza e soprattutto della propria Costituzione esprimerà in modo vincolante per il Parlamento la propria adesione o meno all’Ue.

Fonte: nuovoilluminismo.com  www.ecplanet.com