Cowspiracy, il docufilm sull’allevamento intensivo animale prodotto da Leonardo Di Caprio

Cowspiracy: il Segreto della Sostenibilità - LibroIl vero volto dell’industria più distruttiva di tutti i tempi

Il lungometraggio Cowspiracy, prodotto da Leonardo DiCaprio, ha vinto numerosi premi, tra cui l’Audience Choice Award al 2015 South African Eco Film Festival e il Best Foreign Film Award alla 12° edizione del Festival de films de Portneuf sur l’environnement.

Sta scuotendo le coscienze degli spettatori di tutto il mondo, mostrando la connessione tra allevamenti intensivi, deforestazione, produzione di gas serra, distruzione della foresta pluviale con la conseguente estinzione delle specie indigene e del loro habitat, erosione del manto terrestre e inquinamento idrico.

Il segreto della sostenibilità è il saggio scritto dai registi del lungometraggio, di cui riprende i temi arricchendoli di nuovi contenuti, con:

  • Le testimonianze complete dei personaggi intervistati (Will Anderson di GreenPeace, Lisa Agabian di Sea Shepherd, gli scrittori Michael Pollan e Will Tuttle…).
  • Statistiche e informazioni aggiornate.
  • Un’analisi degli interessi economici dietro al business dell’allevamento animale e delle ragioni per cui le principali organizzazioni ambientaliste mondiali hanno paura di parlarne.
  • Consigli per adottare uno stile di vita vegan, a partire dall’alimentazione.
  • Strategie per ridurre la propria impronta ecologica sul pianeta.

 

Dalla quarta di copertina

Dai creatori di Cowspiracy, il docufilm che ha sconvolto l’America, tutta la verità sull’allevamento intensivo animale.

Cowspiracy è considerato l’erede spirituale di film come Fast Food Nation e Food, Inc., che hanno puntato i riflettori sul business delle industrie della carne, delle uova e dei latticini. Vincitore di numerosi premi, è diventato fonte di ispirazione per un vasto pubblico su cui ha lasciato il segno.

Kip Andersen e Keegan Khun partono da una domanda molto semplice: se ogni anno la zootecnia produce più emissioni di gas serra di tutti i trasporti messi insieme, inquinando o distruggendo gli habitat, per non parlare della crudeltà che infligge a 70 miliardi di esseri senzienti, perché le principali associazioni ambientaliste di tutto il mondo (da Greenpeace a Oceana) non ne parlano?

In questo libro, i due registi hanno raccolto tutto ciò che non sono riusciti a catturare con le videocamere o tralasciato dal montaggio finale: le testimonianze complete dei personaggi intervistati (Lisa Agabian, di Sea Shepherd; gli scrittori Michael Pollan e Will Tuttle); dati aggiornati; tutto ciò che si nasconde dietro al business dell’allevamento animale e dell’industria della carne e di quella casearia; consigli per adottare uno stile di vita realmente sostenibile e per ridurre la propria impronta ecologica sul pianeta.

La Terra ci mette a disposizione i suoi frutti da moltissimo tempo. È venuto il momento di restituirle tutto, con gli interessi.

Se siete interessati all’acquisto:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-segreto-della-sostenibilita-libro.php?pn=82

Autori: Kip Andersen, Keegan Kuhn   Fonte: http://www.ecplanet.com

Cowspiracy: il Segreto della Sostenibilità - Libro

Feste natalizie: non sprechiamo il cibo!

Cibo sprecatoIl 30% del cibo prodotto viene sprecato e se le emissioni di gas serra derivanti dallo spreco di cibo fossero assimilabili a quelle di un paese, si tratterebbe del terzo emettitore al mondo come entità, dopo USA e Cina.

L’impatto sull’ambiente dello spreco alimentare è pesantissimo, più di quanto forse tanti immaginano. A fare conti e stime è il rapporto della FAO.

Dal rapporto FAO Global food losses and waste. Extent, causes and prevention emerge che va sprecato il 30% del cibo prodotto.

Lo spreco proviene da tutte le fasi della filiera:

produzione agricola primaria (inclusi gli allevamenti di animali), trasporto e stoccaggio dei prodotti primari, lavorazione degli stessi, distribuzione del prodotto finito alle rivendite e da queste ai consumatori, consumo, rifiuto dei residui.

Nella stima FAO non sono considerate altre fonti di cibo tranne quelle terrestri, evidentemente tralasciando la parte marina.

Circa 1 miliardo di abitanti del pianeta è sotto-alimentato e il quantitativo di cibo sprecato ne potrebbe alimentare circa 2 miliardi, quindi occorre veramente agire su questo fronte.

Poi c’è l’impatto ambientale dovuto allo spreco di tonnellate di cibo, di cui il rapporto FAO Food Wastage Footprint Impacts on natural resources calcola la “carbon footprint”.

In termini di emissioni di anidride carbonica equivalente dovute alla produzione di cibo non consumato, se fossero assimilabili alle emissioni di un paese, si tratterebbe del terzo emettitore al mondo come entità, dopo USA e Cina.

A questo impatto sul clima si aggiunge il fatto che il 30% della terra coltivabile è appunto dedicata al cibo non consumato (che è il 30% di quello prodotto), ma soprattutto che l’acqua sprecata è pari a 21% dell’utilizzo globale di acqua.

Il rapporto sottolinea come per prevenire gli sprechi sia necessario cambiare atteggiamenti e tecnologie lungo l’intera catena di produzione/distribuzione/consumo, con un diverso approccio locale. Infatti nei paesi in via di sviluppo il 41% degli sprechi avviene nelle fasi subito successive alla coltivazione e raccolta dei prodotti primari e anche durante le fasi di lavorazione; nei paesi sviluppati più del 40% degli sprechi avviene a livello di distribuzione e di consumo.

Queste differenze sono dovute sia alle abitudini delle popolazioni e al livello di industrializzazione che alla tipologia di alimento prodotto e consumato. I maggiori sprechi si hanno per la produzione di cereali (25%), verdura (24%) e tuberi amidacei (18%, simili alla frutta, 16%) e i maggiori impatti ambientali sono dovuti a cereali (34%), carne (21%) e verdura (21%).

Le emissioni di gas serra dell’agricoltura sono principalmente dovute all’impiego di fertilizzanti azotati, che rilasciano anidride carbonica e protossido di azoto, e quindi le emissioni di anidride carbonica equivalente di cereali e verdura sono proporzionali alle quantità di vegetali sprecate (per i cereali il coefficiente di proporzionalità è maggiore che per le verdure, in quanto alcuni cereali, tra cui il riso, possono emettere metano dai residui dei raccolti lasciati sul campo).

Le emissioni di gas serra dovute all’allevamento di bestiame provengono sia dai fertilizzanti, utilizzati per la produzione dei mangimi, sia dalla gestione degli animali. Tuttavia c’è una distinzione tra animali monogastrici e ruminanti: questi ultimi, oltre alle emissioni dei mangimi, rilasciano ingenti quantità di metano prodotto dalla fermentazione enterica. Per questo, ad uno spreco di carne corrispondente al solo 4% del totale di sprechi, è dovuto il 21% del contributo di emissioni di anidride carbonica equivalente.

La lotta allo spreco di cibo e alla malnutrizione richiede anche una modifica delle abitudini alimentari; occorre passare a una dieta più sostenibile e più largamente accessibile (rapporto JRC 2015 Global Food Security 2030 – Assessing trends with a view to guiding future EU policiesVERSIONE PDF).

Fonte: ilcambiamento.it                                 www.ecplanet.com

Le proteine vegetali

 

VerdureLe proteine vegetali sono molto importanti nella dieta. Prima di tutto perché sono una valida alternativa alle proteine di origine animale e poi perché, conoscerle, ci permette di seguire una dieta equilibrata con poca o anche senza carne. Inoltre, è importante per evitare alcuni problemi di salute, come l’innalzamento del colesterolo. Via libera quindi a legumi, frutta secca, semi oleaginosi e ortaggi.

Ma quali?

I legumi costituiscono la fonte primaria di proteine: il contenuto medio di proteine di 100 g di legumi secchi non ha infatti nulla da invidiare al contenuto medio in proteine di 100 g di carne cruda. Consumate quindi:

  • Fagioli
  • Lenticchie
  • Ceci
  • Cicerchie
  • Fagiolini
  • Fave
  • Lupini
  • Piselli (secchi, quelli congelati rientrano nei carboidrati)

Frutta secca e semi oleaginosi

  • anacardi
  • arachidi
  • mandorle
  • nocciole
  • noci
  • noci del brasile
  • noci pecan
  • pinoli
  • pistacchi

Semi oleaginosi

  • girasole
  • lino
  • sesamo
  • zucca
  • canapa
  • chia

Altre fonti sono la soia, da cui si ottiene il tofu, il tempeh, e il seitan, prodotto iperproteico derivato dai cereali. Importante anche la quinoa, cereale che cotto contiene 4,4 grammi di proteine. Non dimentichiamo poi l’alga spirulina, che si può acquistare essiccata, in polvere o come integratore. Ottimi anche gli spinaci il cui 30% del contenuto nutrizionale a crudo è formato da proteine.

Ortaggi

  • Spinaci
  • Broccolo
  • Cavolo
  • Cavolini di Bruxelles

Non dimenticate poi ogni tanto di consumare l’avocado, che contiene circa 4,4 grammi di proteine per frutto oltre ai grassi buoni che combattono il colesterolo. È una fonte importante anche il cacao amaro, che contiene invece ben 20 g di proteine, pertanto è da considerare una delle migliori fonti vegetali di proteine.

Fonte: dietaland.com                      www.ecplanet.com