Dermatiti: 172 nuovi allergeni, di cui ben 119 in ambito lavorativo

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C’è l’istruttore di nuoto allergico al cloruro d’alluminio nelle piscine e il falegname ipersensibile a sostanze nella segatura, l’addetto del fast food che non può toccare il piccante chili senza che la pelle si arrossi e l’idraulico che non tollera composti presenti nelle gomme dei tubi.

Sono alcuni fra i circa 600 casi denunciati ogni anno come dermatiti professionali, ma la realtà è ben più seria: con 172 nuovi allergeni scoperti negli ultimi otto anni, di cui ben 119 correlati a dermatiti in ambiente lavorativo, si stima che i lavoratori colpiti da una patologia dermatologica correlata al proprio impiego siano un numero molto più elevato.

Lo sottolineano gli esperti riuniti per il congresso nazionale della Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale (SIDAPA), a Caserta dal 5 al 7 novembre, spiegando che le mancate denunce derivano in buona parte dalla crisi economica: la paura di perdere il lavoro spinge molti a tacere i disturbi e a conviverci con fatica.

Segnalare i problemi è invece essenziale per riconoscere le situazioni di rischio e mettere in pratica i metodi di prevenzione, spesso molto semplici, che possono impedire la comparsa di dermatiti professionali.

“Ogni anno – spiega Nicola Balato, presidente del Congresso e professore associato di dermatologia all’Università Federico II di Napoli – sono poco meno di venti i nuovi allergeni individuati dagli studi scientifici, il 40% sono sostanze comuni in ambiente lavorativo.

Un terzo appartiene alla lista degli ingredienti usati in ambito cosmetico, indicati genericamente come ‘air conditioning agents’: sono sostanze definite ‘idratanti’, ‘umettanti’, ‘emollienti’ e agenti protettivi che si possono trovare in tinture per capelli, smalti per unghie, cere depilatorie, prodotti per il corpo e che mettono a rischio estetiste, parrucchieri, addetti dei centri benessere.

La probabilità di dermatiti professionali è alta anche in medici, infermieri e badanti che devono somministrare farmaci ai pazienti: le polveri che si depositano sulla cute toccando le pillole o spezzandole possono provocare irritazioni e sono numerosi gli operatori sanitari ipersensibili per contatto a medicinali molto diffusi come le benzodiazepine, gli ACE-inibitori, i beta-bloccanti”.

Oltre agli impieghi che storicamente si associano alle dermatiti allergiche da contatto, tuttavia, oggi è necessario considerare anche nuove professioni ritenute in passato meno esposte alle reazioni allergiche, che si sono invece dimostrate a rischio.

“Alcuni nuovi allergeni infatti – precisa il prof. Balato – sono contenuti in erbicidi usati dai giardinieri o nelle gomme utilizzate dagli idraulici, mentre fanno capolino nuove allergie che riguardano gli addetti alla ristorazione: chili e camomilla hanno già provocato casi di dermatite da contatto in addetti dei fast food e baristi.

Riguarda infine i tabaccai ma anche gli incalliti amanti del gratta e vinci la dermatite da contatto indotta dal nickel contenuto nei rivestimenti del tagliando della fortuna”.

Fonte: salute.agi.it  www.ecplanet.com

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