261.000 Firme in Austria alla proposta di legge di uscire dall’euro! Ora dovra’ essere discussa e votata in parlamento

261.000 FIRME IN AUSTRIA ALLA PROPOSTA DI LEGGE DI USCIRE DALL'EURO! ORA DOVRA' ESSERE DISCUSSA E VOTATA IN PARLAMENTO

LONDRA – Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione negli ultimi giorni si e’ concentrata sul referendum in Grecia in un altro paese europeo sta avvenendo qualcosa che potrebbe dare il colpo di grazia alla UE.

E difatti nelle scorse settimane ben oltre 250mila cittadini hanno sostenuto una proposta di legge per l’uscita dell’Austria dall’euro ed e’ la seconda volta da dieci anni che un’iniziativa popolare riesce a superare la soglia richiesta di 100mila firme.

Adesso il Parlamento è obbligato a discutere e deliberare sulla proposta di portare il Paese fuori dalla moneta unica anche se le leggi austriache dicono che il parlamento pur essendo obbligato a discutere le leggi di iniziativa popolare non e’ tenuto ad approvarle.

Il parlamento quindi puo’ respingere questa proposta visto che nessuna forza politica, ufficialmente, ha sostenuto la raccolta delle firme ma in molti credono che un referendum sia oramai più vicino visto che duecentocinquantamila firme, 261.259 per l’esattezza, sono tutt’altro che un risultato trascurabile.

La raccolta delle adesioni si svolge come una normale tornata elettorale e i cittadini per aderire devono recarsi negli uffici pubblici.entro una settimana, il che dimostra sia la partecipazione, sia l’interesse, dato il poco tempo avuto a disposizione e l’altissimo numero di firme raccolte.

Inoltre, in questo caso speicifico la campagna di informazione si è svolta nel quasi assoluto silenzio della televisione pubblica e dei giornali mainstream e questo la dice lunga sull’euroscetticismo degli austriaci.

Come e’ facile immaginare, il comitato promotore ne va fiero visto che “almeno un terzo della popolazione austriaca non era informata dell’esistenza di questa petizione popolare”, racconta Inge Rauscher, portavoce del movimento.

“Abbiamo ottenuto un grande risultato senza l’appoggio dei partiti e senza finanziamenti di grandi sponsor. Ce l’abbiamo fatta esclusivamente grazie al passaparola di tantissimi volontari, impegnati tanto a distribuire volantini, quanto nell’uso dei social network e dei media alternativi”.

Una sola volta e per l’arco complessivo di un minuto la televisione di stato Orf ha dato notizia dell’iniziativa di petizione popolare, senza peraltro aggiungere informazioni sul contenuto della proposta e sulle modalità di adesione.

Nel comitato promotore c’è un po’ di tutto, dai professori universitari ai liberi professionisti ai semplici pensionati. In rete ci si imbatte in siti web, video youtube, pagine Facebook, inviti ad aderire online.

E di motivi per uscire dall’euro ne vengono elencati a iosa. “Non vogliamo che i contribuenti pubblici continuino a pagare per salvare l’euro e rimediare ai danni delle speculazioni delle banche“ risulta il più gettonato.

Un no netto arriva anche nei confronti di austerità e neoliberismo. “Gli accordi di libero scambio – qui il riferimento è al Ttip in corso di trattativa fra Ue e Usa – favoriscono solo gli interessi delle multinazionali a svantaggio dei diritti della salute, dell’ambiente e delle economie nazionali” dice ancora Inge Rauscher, la portavoce.

Finora le politiche dell’Ue hanno portato al crollo di salari e pensioni. Temi che hanno fatto breccia un po’ ovunque, in maniera trasversale, sia fra gli elettori di tutti i partiti, a destra come a sinistra, sia soprattutto nelle sacche dell’astensionismo e dei senza partito.

L’Europa messa sotto accusa in Austria è la stessa Europa che vede malvolentieri celebrarsi un referendum in Grecia sulle politiche economiche.

Un’Europa che lascia molto a desiderare soprattutto nella propria costituzione democratica. “I trattati di Lisbona” sono un passo indietro della democrazia, “non rispettano la separazione dei poteri”, non prevedono l’elezione del commissario europeo e non riconoscono al parlamento europeo un “vero potere legislativo”.

Ora, sarà interessante vedere cosa accadra’ nei prossimi giorni, ma l’aspetto piu’ rilevante e’ la censura dei giornali di regime italiani (con la lodevole eccezione de Il Fatto Quotidiano che ha riportato questa notizia).

Da parte nostra auspichiamo che anche l’Italia segua l’esempio greco e austriaco.GIUSEPPE DE SANTIS – Londra.

fonte http://www.il nord.it

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L’Italia approva il prelievo forzoso dai conti correnti

Rapina dei conti correntiL’aula della Camera ha approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2014 che recepisce 58 direttive europee, adegua la normativa nazionale a 6 regolamenti Ue e attua 10 decisioni quadro. I sì sono stati 270, 113 i no, 22 gli astenuti.

Tra i contrari Lega M5S e Forza Italia, secondo cui le nuove norme danno il via libera al “prelievo forzoso” dai conti correnti al di sopra di 100mila euro per salvare la propria banca da una eventuale crisi.

La direttiva contro cui si scaglia l’opposizione è la direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive – BRRD) che affronta il tema delle crisi delle banche approntando strumenti nuovi che le autorità possono impiegare per gestire in maniera ordinata eventuali situazioni di dissesto anche in via preventiva o ai primi segnali di difficoltà.

Lo strumento più innovativo di una procedura di risoluzione è il cosiddetto ‘bail-in’, che consiste nella riduzione forzosa del valore delle azioni e del debito della banca in crisi, e/o nella conversione di quest’ultimo in capitale.

In tal senso, si passa da un sistema in cui la risoluzione delle crisi è imperniata sul ricorso ad apporti esterni, forniti dallo Stato (bail-out) ad un nuovo sistema, che ricerca all’interno degli stessi intermediari le risorse necessarie tramite il coinvolgimento di azionisti e creditori (bail-in).

Sono escluse dall’applicazione del bail -in solo alcune categorie, come i depositi di valore inferiore a 100.000 euro.

La protesta arriva sul blog di Beppe Grillo: “Si chiama Direttiva Europea 2014/59/UE. Significa, brutalmente, che dal 1 gennaio 2016 se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni. Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania”, scrivono i parlamentari M5S.

“Se ricordate – aggiungono – è la stessa cosa che successe qualche anno fa a Cipro: per evitare il fallimento delle banche si rastrellarono i soldi dei risparmiatori con un bail-in, e questa bella idea piacque così tanto all’Europa che si decise di farla adottare a tutti quanti. Tutto ciò in barba ad ogni buonsenso, alla Costituzione e persino alle più recenti parole del Papa. I giornali opportunamente tacciono. Tra qualche mese diventeremo tutti soci delle banche, ma sia chiaro, sempre con le consuete regole contrattuali: se le perdite saranno di tutti, i profitti restano i loro”.

Si indigna anche il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, su Facebook: “Renzi continua a pagare il pizzo alle lobby che lo hanno piazzato a Palazzo Chigi: oggi alla Camera il Pd e la maggioranza stanno votando il prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100 mila euro per salvare le banche dal default. Indecente e scandaloso”.

Fonte: ilnord.it  www.ecplanet.com