Continua il disboscamento dell’Amazzonia

Disboscamento dell’AmazzoniaNell’area dell’Amazzonica brasiliana tra gli stati del Para e del Mato Grosso sono stati individuati numerosi incendi, molti de quali dolosi, appiccati al fine di rimuovere la foresta per convertirla in piantagioni.

La linea della deforestazione segue un percorso a spina di pesce, muovendosi lungo le grandi strade e sulle loro traverse minori per penetrare la foreste incontaminata.

Nello stato brasiliano del Pará, ad esempio, a deforestazione segue l’autostrada nazionale BR 163.

L’inizio della deforestazione in questa regione coincide con l’avvio nel 1979 del Programma di Integrazione Nazionale del Brasile, che prevedeva la costruzione di una rete di strade attraverso la foresta, assieme alla cessione di terreni a prezzi controllati per espandere l’agricoltura, creando così un boom demografico nella zona.

Immagini satellitari dell’espansione della deforestazione a “spina di pesce” sono stati ampiamente pubblicizzati nel caso dello stato della Rondônia, tanto da divenire il marchio visivo della deforestazione tropicale.

Negli ultimi decenni l’epicentro della deforestazione in Brasile si è spostato verso est, agli stati del Mato Grosso e del Pará, dove grandi aree di foresta sono state abbattute per fare posto all’agricoltura industriale meccanizzata.

Questa immagine satellite (a colori naturali) è stata scattata il 15 agosto, 2014 dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS) installato sul satellite Aqua. Le aree interessate dai fuochi sono evidenziate in rosso.

La storia di cui sopra si basa su materiali forniti dalla NASA / Goddard Space Flight Center. Nota: I materiali possono essere modificati per i contenuti e la lunghezza.

NASA / Goddard Space Flight Center. “Segni di deforestazione in Brasile.” ScienceDaily. ScienceDaily 20 agosto 2014 www.sciencedaily.com/releases/2014/08/140820112005.htm / Fonte: salvaleforeste.it  www.ecplanet.com

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L’Europa vuole annullare le sanzioni alla Russia

Russia e Ue a confrontoL’Europa sta valutando l’annullamento delle sanzioni contro la Russia perché minano la propria economia e non hanno alcun fondamento. Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_09_25/Il-futuro-delle-sanzioni-dellUnione-Europea-contro-la-Russia-9132/

I Paesi dell’UE stanno progettando per il 30 settembre di ridiscutere la relazione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna, in base alla quale può essere decisa la soppressione o l’attenuazione delle sanzioni contro la Russia. L’Unione Europea può naturalmente, ancora una volta, diventare ostaggio delle proprie procedure burocratiche.

Le decisione finora intraprese dalla UE non hanno solo complicato le relazioni tra Bruxelles e Mosca, ma sono state ripetutamente criticate dalla parte russa. A favore dello scenario pessimistico all’interno dell’UE vi è un gruppo di Stati, noto per la sua linea dura contro la Russia.

Lettonia, Lituania, Estonia, Svezia, Polonia sono favorevoli ad una costante pressione tramite le sanzioni. La professoressa dell’Università di Sofia Nina Dyulgerova pensa che dipenda dalle persone chiamate a decidere:

Non sono ottimista per quanto riguarda il 30 settembre come la data in cui saranno ridotte o eliminate le sanzioni. Sarà interessante il momento delle elezioni ucraine. Perché per allora potrebbe cambiare la composizione della Commissione europea. Sono fiducioso che le relazioni tra la Russia e l’Ucraina andranno a stabilirsi lentamente, perché è necessaria prima di tutto, l’Unione Europea. Le nuove personalità nella leadership della UE non saranno così adatte ad essere funzionali per Washington. Ma prima di questo, gli Stati Uniti lavoreranno molto intensamente per amplificare le tensioni. Così come avviene ora in merito a Iraq e Siria.

Gli esperti ritengono che fino a quando i leader europei non sapranno interpretare univocamente i recenti sviluppi in Ucraina, Bruxelles preferirà non avere soluzioni concrete da attuare, ma solo promesse. D’altra parte, speculando sulla revoca delle sanzioni, l’Europa suggerisce che quando ci sarà l’opportunità, proverà a prendere l’opportuna decisione. Anche se solo nel proprio strumento di politica estera di Bruxelles non si arrende facilmente, dice Konstantin Voronov ricercatore dell’Istituto di economia mondiale e delle relazioni internazionali dell’Accademia russa delle scienze.

Per l’UE, che non ha proprie forze armate e altri strumenti di pressione similari, le sanzioni sono di recente diventate una sorta di strumento di politica estera. Basti ricordare che nel 2003 ha introdotto sanzioni contro Birmania, Bielorussia, Libia, Siria e due volte contro l’Iran. Le sanzioni UE sono quindi lo strumento di politica estera dell’Unione europea. Perciò le sanzioni non saranno annullate solo su volontà dell’UE perché, come ogni strumento di ordinaria realpolitik, il loro annullamento sarà possibile dietro un corrispettivo al fine di ottenere concessioni, preferenze, pertanto a mio parere molto dipenderà dal processo di negoziazione, dalla volontà da parte nostra di andare verso un compromesso. L’Unione europea non farà nulla “gratis”.

La politica europea, confusa e indecisa, è preoccupata dei propri affari continentali per i quali ha più volte chiarito che la politica delle sanzioni comporta gravi perdite nei confronti della Russia e a lungo termine potrebbero essere molto più alte. Il direttore del Centro europeo per l’analisi geopolitica Mateusz Piskorski ha per ora è stato creato il primo passo nella direzione di una riduzione della pressione:

Alcuni Paesi europei hanno compreso la futilità della politica delle sanzioni nei confronti della Russia. Ci sono già i primi calcoli e le prove dei danni derivanti dalla dichiarazione di guerra economica da parte dell’Unione Europea verso la Russia, portati dai singoli Stati dell’Unione Europea e dalle economie di questi Stati. Prima di tutto, non è tanto il risultato delle sanzioni di ritorsione imposte dalla Federazione Russa e la lista nera dell’UE di cui fanno parte le aziende europee che hanno lavorato con partner russi. Ma né l’OCSE, né altre organizzazioni internazionali hanno trovato alcuna prova di interferenza della Federazione Russa in ciò che sta accadendo in Ucraina. Quindi questa domanda può ora essere discussa ad un livello di criticità abbastanza alto. Spero che questo sarà il primo di molti passi verso una semplificazione delle sanzioni e per porre fine alla guerra economica tra l’UE e la Russia.

È necessario tener conto della posizione della Russia, che ha risposto alle sanzioni occidentali con misure molto limitate, equilibrate e prudenti. Mosca, per esempio, non vieta i voli delle compagnie aeree europee sopra la Siberia e non limita l’importazione di veicoli, anche se tali proposte sono state discusse attivamente. Il direttore del Centro di Studi tedeschi dell’Istituto d’Europa Vladislav Belov ritiene che la saggezza politica ha prevalso.

La Russia infatti, secondo gli esperti, in questo modo ha indicato all’Occidente la via da seguire per un progressivo recupero della fiducia reciproca. Si spera che l’Occidente abbia colto pienamente tutto ciò e che pertanto risponderà in modo costruttivo alla Russia.

Fonte: italian.ruvr.ru www.ecplanet.com

Frankfurter Allgemeine Zeitung: bancarotta sempre più vicina per l’Italia

Crisi economica italiana Sui quotidiani tedeschi siamo finiti in prima pagina in quanto saremmo”sull’orlo della bancarotta”. Ma per i media italiani siamo in ripresa..

A chi credere?

È ovvio..ai tedeschi, considerando l’informazione propagandistico/governativa che abbiamo in Italia, e considerando i finanziamenti pubblici che corrompono tale informazione, come non credere ad una testata giornalistica straniera che si guadagna il pane soltanto in base ai giornali che vende?!

Berlino – L’Italia è un Paese con un grande avvenire dietro le spalle: a fare la dura profezia è la ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ (Faz), che in un articolo a tutta pagina dal titolo “Italia, un Paese senza futuro” elenca al lettore tedesco tutto ciò che non va nello Stivale, descrivendo casi concreti di giovani senza lavoro e laureati costretti a occupazioni sottoqualificate.

Per la Faz anche il tramonto dell’era berlusconiana non segna “la fine della situazione precaria di un Paese tra i più belli del mondo, ma la conferma di una bancarotta politica ed economica”.

Il quotidiano spiega che “a molti italiani luccicano gli occhi quando parlano della Germania”. “Difficile convincerli che in Germania non c’è tutto quel benessere che immaginano”, spiega la Faz, che tuttavia si rallegra del fatto che “a differenza della Grecia, nella teste della gente non ci sono sentimenti antitedeschi”.

Dopo aver lamentato i tanti privilegi mantenuti dalla casta politica a dispetto della crisi, l’articolo conclude: “Adesso la festa è finita e sul buffet non è rimasto niente, il Paese è sull’orlo della bancarotta”.

Nota della redazione:

alcuni lettori ci hanno fatto notare che questa notizia risale a un anno fa. Siccome il Frankfurter Allgemeine Zeitung cià azzeccato abbiamo ritenuto opportuna la sua pubblicazione.

Articolo originale (a pagamento): faz.net / Fonte: terrarealtime.blogspot.it http://www.ecplanet.com